#4 YAMAHA OM1 SBK, FABRIZIO PIROVANO


1991, Agosto, un caldo infernale.

Io e mio fratello partiamo di buon mattino, diretti al circuito di Misano Adriatico.

E’ di scena un appuntamento imperdibile, le gare delle Superbike, moto favolose, derivate da quelle di serie, rumorose e bellissime.

Prendiamo il treno, e dalla stazione di Misano Adriatico facciamo a piedi quei 3 o 4 chilometri, più o meno, fino al circuito.

L’estate è odorosa e frenetica, fin dalla mattina ci sono orde di motociclisti in strada diretti all’appuntamento, e già nell’aria si sente la musica dei motori provenire da là, oltre la collina.

La strada che porta all’autodromo è stretta, racchiusa fra campi di grano, sale per una piccola salita, e poi fila via diritta, superando l’autostrada e scendendo infine a fianco del lago e della diga.

Ed ecco, quando percorri la rampa del ponte, lo vedi, e lo senti, il circuito, ti entra dentro, scuote le budella, quella musica delle moto che tira a forza le lacrime dagli occhi, tanta è la passione.

Una faticata di puro amore per i motori, annaffiata da abbondante birra e condita da piadine salsiccia, peperoni e cipolla, e tanto, tanto odore di olio di ricino.

Mi fermai un attimo sul ponte, a pensare, poi mio fratello mi chiamò “Dai, muoviti!”, il momento passò, e fummo nel paddock.

Sì, perché, quella volta, delle sbarre di ferro, verniciate di azzurro, che delimitavano le tribune dal paddock, due erano allentate, si sapeva, e, strizzandosi un po’, si riusciva ad entrare nella zona riservata ai piloti e ai team.

Ed eccoci qui, in mezzo all’atmosfera familiare tipica di quegli anni, specialmente nel mondo delle superbike.

Nonne a cucinare, padri intenti a sistemare i motori, sorelle e fidanzate in apprensione, chi col casco, chi con la tuta, chi a mangiarsi le unghie. Poi un bacio veloce, un saluto rude fra uomini, si accende la moto e via in pista.

Ed eccoti qui, Piro, con la Yamaha numero 4, sempre gentile e con il sorriso.

Chissà cosa pensavi, tornando al box, con il casco appoggiato al serbatoio.

Mi ricordo che mi vedesti, con la macchina fotografica pronta, e mi feci un sorriso, io ti risposi con la mano, e persi quel sorriso, scattando una frazione di secondo dopo.

Ma non importa, la foto è qui, con me, lo è sempre stata dal 1991.

Ne ho fatto anche un ingrandimento, a lungo appeso nella mia stanza.

E quando lessi la terribile notizia, il pensiero andò subito a quel giorno, a Misano.

Tornando a casa, sempre a piedi, stanchissimo, trascinando mio fratello ancora più stanco di me, il sole che tramontava alle nostre spalle, ricordo che tenevo il rullino riavvolto in mano, il pensiero alle immagini che avevo colto.

Quel giorno è finito, come purtroppo sono finiti i tuoi, ma le foto non finiranno, sarai sempre in sella per noi, sulla moto, a correre un gran premio eterno, lassù nel cielo.

Ciao Piro, campione infinito!

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