SARAJEVO_STORIA #2


Samira si è beccata una pallottola di cecchino nella schiena, sulla soglia di casa, mentre usciva per andare al mercato. E’ rimasta paralizzata. Abita all’ultimo piano di un palazzo di otto, e non vuole abbandonarlo, è la sua casa. Non ha acqua corrente, riscaldamento e luce elettrica, nè tantomeno c’è l’ascensore. Di giorno sta con noi, poi la sera la portiamo a casa. Otto piani in braccio, lasciamo la carrozzina al pianterreno; la mattina dopo, la andiamo a riprendere a casa, ancora otto piani in braccio, ed è incredibile sentire quanto sia leggero e fragile il suo corpo. Ma Samira è sempre sorridente., e i suoi occhi intelligenti fugano ogni paura e ogni cattiveria della guerra. Ancora oggi, a distanza di anni, quando qualcosa di futile mi adombra penso a lei, alla sua forza, alla stupidità delle nostre pretese, alla necessità di valutare nell’ordine corretto ogni priorità. E a volte, non sempre perché siamo ben incastrati nella nostra ottusità, però a volte Samira riesce a farmi sorridere e dissipare quella nera e nervosa nuvola dalla testa. Grazie Samira.

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