SAN PETRONIO


Entrò. L’altezza vertiginosa delle colonne, la Chiesa più alta del mondo (forse…), la colpì in pieno, e ne fu stordita.

Vagò con lo sguardo di bambina incuriosita, su per i rossi mattoni, quasi fosse una moderna gargolla intenta a raggiungere un doccione.

Ma non era una bambina, una donna bensì, persa nell’ultimo viaggio, e che ora inumidiva la visuale di quell’eterna bellezza.

Sommessi brusii, scalpiccii leggeri, passi affrettati, nulla nascondeva , nulla celava l’interno spazioso della Chiesa.

Non che fosse particolarmente religiosa, una divinità di comodo esisteva sempre tuttavia, ma la maestosità di quell’edificio, la solennità che il costruttore vi aveva voluto instillare disponendo sapientemente semplici pietre aveva qualcosa di sovrannaturale.

Si sedette, trovò una piccola sedia per il suo piccolo corpo.

Un raggio di sole penetrò l’oscurità, e illuminò altre sedie, quasi in risposta alle sue mute domande.

Forse, dopotutto, non era nel posto sbagliato.

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